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THE END

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HO CREATO UNA PAGINA SU FACEBOOK! Sono sparita per un po’, ma rieccomi adesso molto più tecnologica di prima! Vi lascio il link della mia pagina Facebook, aggiungetemi e seguitemi anche lì! Vi ringrazio di cuore per il supporto che ho ricevuto in questi mesi, nonostante non fossi attiva sul blog!

Federica (ebasta)

http://www.facebook.com/federicaebastablogger

Il posto – traduzione

C’è questo posto. E’ nella mia vita. E’ fatto di palcoscenici e musica. Certo, la musica.
Solitamente scegliamo delle canzoni e le ascoltiamo con dei sistemi High Tech, cosicché le note arrivino ovunque.
E’ un posto fatto di costumi, i più belli di tutti. Sono rifiniti con oro e ricami colorati.
Ci sono scarpette da ballo rotte.
C’è un’ Harley Davidson parcheggiata fuori dalla porta. E’ una sportster 1200 vintage blu scuro. A volte la guido, a volte non so farlo. A volte bevo caffè.
C’è questo posto. E’ in alto. Puoi vedere tutta la città se solo riesci a raggiungere silenziosamente le scale. Le trovi dietro piccole tende rosse di velluto. Se sali troverai un porta e dietro quella porta c’è una stanza piena di antichi giochi di legno e polvere ovunque. Passerai attraverso la Grande Finestra e poi arriverai sul tetto. Gli aerei sembrano davvero vicini e avrai davanti ai tuoi occhi la luna più grande, brillante e bianca che vedrai mai. Sembra che gli aerei possano disegnare cerchi intorno alla luna.
C’è questo posto, è reale. Mi esibisco lì ogni secondo Giovedì del mese. Anche a Natale e a Pasqua. Raccogliamo soldi per beneficenza. Dopo gli spettacoli mangiamo insieme una pizza. Il ristorante dove andiamo di solito è rustico e c’è anche una piscina sporca. Lo giuro, io ci sono stata.
A volte, dopo pranzo, siamo soliti cantare canzoni italiane degli anni 70′. Margherita e Renato ballano spesso insieme. Questi momenti significano tutto per me.
C’è questo posto.
A volte è pieno di zucche.
Il pavimento scricchiola e la moquette è fatta di ricordi.
A volte il profumo dei fiori vince quello del palco in legno di noce. Abbiamo un organo dell’800′. Nessuno sa suonarlo, solo M. sa.
M. sa tutto.
Quando M. arriva, le urliamo di andarsene, ma abbiamo bisogno di lei disperatamente. Lei sa anche questo. E così rimane. Quando inizia a suonare l’organo, ci calmiamo e non abbiamo più paure.
C’è questa cosa che riguarda le paure, tornano sempre da te quando arriva la notte. Quando sei sdraiato nel tuo letto, quando inizi a pensare di aver fatto bene, loro arrivano. Ma l’organo porta il sole quando il sole è andato via. Non è una coincidenza che solo uno di noi possa suonarlo.

The place – just a nonsense thought

There is this place. It is in my Life. It is made of stages and music. Of course, music.
We usually choose songs and we listen to them with High Technology systems, so that you can hear music everywhere there.
It is a place made of costumes, the most beautiful ones. They are defined with gold and colored embroideries.
There are broken ballet shoes.
There is a Harley Davidson parked outside the door. It is a dark blue vintage sportster 1200 Harley. Sometimes I drive it, sometimes I can’t.
Sometimes I drink coffee.
There is this place. It is in high. You can see the entire town if you just quietly reach the stairs. They are behind tiny red velvet curtains. If you go up, you will see a door and behind that door there is a room full of ancient wooden toys and dust everywhere. You will pass through the Large Window and then you will get to the roof. Planes seems really close and you will have in front of your nose the biggest, brightest white moon you will ever see. It seems like the planes could draw circles around that moon.
There is this place. It is real, I perform there every second Thursday of the month. At Christmas and at Easter too. We collect money for charity. After the shows we eat pizza together. The restaurant we usually go to is rustic and there is a dirty swimming pool too. I swear, I have been there.
Sometimes, after lunch, we are used to sing Italian 70’s songs. Margherita and Renato often dance together. These moments mean everything to me.
There is this place.
Sometimes it is full of pumpkins.
The floor is squeaky and the moquette is made of memories.
Sometimes the smell of flowers has the best on the walnut stage one.
We have a 800′ pipe organ. Nobody knows how to play it, just M. knows. M. knows everything.
When M. comes in, we yell her to go away, but we need her desperately. She knows this too. And so she always stays. When she starts to play the pipe organ, we calm down and we have no more fears.
There is this thing about fears, they always come back to you when night comes. When you lie down in your bed, when you just start thinking you have done well, they come. But that pipe organ can bring sun when sun it is gone. It is not a coincidence that just one of us can play it.

Torna Settembre

T. aveva capito tutto della vita. Mi aveva spiazzato con poche parole buttate lì attraverso il telefono. Volevano dire tutto e niente. Erano parole di una mente lucida o di una donna in rinascita? Non è questo che conta. L’unica cosa che conta è che lei mi è sembrata più vicina alla felicità, ad un passo dal segreto per una vita perfetta, lei più di chiunque altro. E mentre mi parlava non provavo invidia, siamo così simili che mi è parso di vedermi, alla sua età, dire quelle stesse cose. io, più vicina alla felicità, ad un passo dal segreto per una vita perfetta, io più di chiunque altro. Mi sono resa conto, ad un certo punto, della strada percorsa e di quella da percorrere.

Ed è tornato settembre, è stata una lunga estate.

Adrienne

La cosa che mi delizia del ricordo è che ci si sofferma su particolari.

E’ come se i miei sensi, adolescenti incompresi, giocassero una partita a Texas hold ‘em, ritrovandosi sul divano di T. a sorseggiare whisky invecchiato.

Ricordo pistacchi in una busta bianca, camminavo lungo la salita che porta alla Cattedrale: c’era la festa del Patrono della mia città. Non è più la mia città, è la mia città-un tempo. E da oggi in poi mi riferirò a lei solo come città-mia-un tempo.

Dicono che i bambini non hanno il senso del tempo. il concetto (di tempo) e la sua comprensione maturano crescendo. Quindi non è scorretto definire l’infanzia come la fase più lunga della vita e mi autorizzo a considerarne (della vita) metà vissuta lì, nella mia città-un tempo.