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3 luglio 2013

Così ci ritroviamo in soggiorno, tutti insieme. A  parlare di indovinelli, bevendo tè freddo. Ogni tanto si esce sul balcone, ci si siede al tavolino, si parla di tutto e niente. Il tutto e niente di casa è ciò che più mi è mancato in questi giorni. Così a tratti torno in camera, mi rilasso, li sento scherzare lì fuori. Pensavo di star male quando non c’erano per mia incapacità di sopravvivere in una casa vuota, questo pensavo. Invece no, proprio mi mancavano loro, tutti, uno alla volta mi mancavano. E sono felice quando suona il citofono. Il citofono, adesso, è il suono che preferisco, che attendo con ansia. O sentire le chiavi di casa e  qualcuno che entra, la porta che si chiude e le luci in corridoio che si accendono. Prima o poi sarebbero arrivati, gli amici. Gli amici che tornano e tornano sempre, i passi, le voci, le risate, i computer sul tavolo e i caricabatterie sparsi un po’ ovunque. Uno per uno, mi sono cari. E tornano sempre.

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