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Completa

Da quanto non mi sentivo così? Mento. Non mi sono mai sentita così. Ho riso e ho pianto di gioia, come se tutto il male fosse stato spazzato via. In un giorno, tutto il mio passato è stato cancellato. Amo me stessa, come non mi sono mai amata prima. Mi sento completa, tremo. Io sono completa, io sola con me stessa. E gli altri, le persone che mi conoscono e alle quali concedo i miei segreti più profondi: loro mi riempiono di vita. Alimentano il senso delle mie giornate, che già senso hanno. Sono nuova, sono felice. La felicità la sento adesso, come se fosse la prima volta in tutta la mia vita. Come se finalmente io abbia trovato il vero motivo per il quale vale la pena ridere e piangere. Di gioia o di tristezza, ha tutto senso. Tutto. Ha senso ogni mio respiro, ha senso ogni mio pensiero riversato su questo computer mentre osservo le auto che si gettano copiose sulla tangenziale. Anche per i miei giorni bui, per i miei giorni vuoti ho trovato il senso. Lo percepisco adesso, imponente come una scultura di marmo. Dentro di me c’è ordine e caos e nessuno dei due mi spaventa. Li abbraccio, come vecchi amici che si ritrovano dopo molto tempo. Ignoravo tanto, mi chiudevo in pettegolezzi della mia mente. Ma ho vinto io, ho vinto ancora. O forse ho vinto ora, prima fingevo. Fingevo d’aver trovato il mio posto nel mondo, ne immaginavo altri nella mia testa e lì vivevo. Vivevo tra sogno e realtà e tutto mi sembrava lontano. Invece adesso sfioro con dolcezza ogni istante di me. E ogni istante mi ingoia in un vortice di emozioni serene. La serenità mi mancava, semmai ho conosciuto serenità nella mia vita. Magari l’infanzia, ecco io l’infanzia l’ho vissuta con gioia. Poi è morto tutto, tutto il mio mondo veniva fatto a fette sottili. E le vertigini, i miei mal di testa, la nausea. Che era nausea per questa vita, per questo mondo, per ciò che non mi veniva dato. E io non riuscivo a prendere dalla terra ciò che volevo. Come un contadino che semina i campi e poi muore il raccolto, ogni anno, ogni volta che grandina. Ma è un capitolo chiuso. Non lo nascondo, fa parte di me, ne vado fiera. Con fierezza ammetto di essere stata forte. La persona più forte che io conosca. Doveva pur condurre da qualche parte la mia caparbietà. E mi ha condotto verso nuovi orizzonti, puri. Incontaminati da uomo e macchine. Respiro forte al passaggio del vento. Lascio che adesso sia il mondo a coccolarmi, non sono io a prostrarmi ai suoi piedi, non io, non questa volta. La svolta, la mia volta buona. La strada giusta per ritrovarmi, rincontrare me stessa e gli altri in un posto che m’appartiene più di quanto m’è appartenuta Matera. Perché ho custodito nel mio cuore una città che mi ha amato tanto quanto io ho amato lei. Ma casa non è più lì. Non è più da nessuna parte, se non in me. E ogni ricordo si rinnova, prende nuova forma. E così l’edera e il tè in cucina quando fuori piove, il Natale con le luci sulla cattedrale: li ritrovo e non se ne erano mai andati. Li avevo chiusi in un baule che a malapena riuscivo a serrare, convinta io che avrei sofferto a lasciar passare tutto, lasciare che mi inondasse il tutto che avevo da qualche parte conservato con cura. Che forse non era tempo, ma adesso è esploso tutto. E la matassa dei pensieri e dei ricordi si è stranamente srotolata: così non ho timori, non ho confusione. Io, la mia mente, il mondo. Il mondo tutto, con me di fronte a lui. Nessuna paura, nessuna esitazione. Sì, sono pronta a vivere. E mi commuovo.

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