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19 novembre 2009 – lettera

            Volevo mandarti un messaggio, ma ho pensato che lasci la suoneria e che rischiavo di svegliare tutta la famiglia.

           Sono uscita un pò sul balcone, mi piace riflettere quando è notte. Osservo le persone nelle case. Le finestre a quest’ora sono quasi tutte chiuse. Alcuni si affacciano a fumare, altri parlano, poi rientrano e continuano a ridere e scherzare.
 La strada è deserta, solo qualche auto e nessun rumore se non voci di gente lontana. I negozi chiusi sono tristi. Non fa neanche freddo e il Natale non arriva. Non sembra niente Roma a quest’ora, sembra immersa in un tempo infinito, senza feste, senza anniversari, senza un passare di giorni. E’ solo una città che dorme, che si lascia trasportare dalla notte e si abbandona al succedersi dei momenti. E’ Roma, una città qualunque, di gente qualunque che si affanna per trovare il Natale, che cerca la scintilla, l’attimo in cui la tua vita cambia, si evolve. C’è pace statica, nessun brivido lungo la schiena. 
E osservo i palazzi. Alti, immensi. Troppa gente in così poco spazio. Poco spazio per emergere, per distinguersi. Tutti cercano qualcosa in loro stessi per andare avanti. Ma i giorni passano tra impegni e noia ed è difficile trovare tempo per riflettere. Viene tutto rimandato al domani. Un generico giorno futuro che porterà qualcosa, tempo o movimento nuovo.

            
Il mio sguardo sale. Mi fermo al piano più alto, all’attico. Ma non osservo la casa, vado ancora più su, sul tetto. Mi chiedo se è fatto di tegole o è un terrazzo. Penso che sarebbe più bello se fosse fatto di tegole. Ci si potrebbe arrampicare sopra e se il palazzo dove vivo non fosse così alto, dal tetto si potrebbe vedere tutta Roma. E mentre penso a queste cose mi immagino lassù e tremo. Ho paura. Allora con la mente torno all’anno scorso, a quando vivevo in collegio e mi arrampicavo in alto sul tetto dopo il terremoto. 
Non vorrei trovarmi lì ora, sul tetto. Amo questa camera, che mi protegge circondandomi di ricordi, di foto, di profumi. Ho ritrovato tante cose ora.

           Pensavo ai nostri litigi, pensavo che tante volte sbaglio le parole. Sono parole sbagliate quelle che trovo per te. E ho iniziato a scrivere, i pensieri scivolano dalle mie mani e s’organizzano in frasi che hanno senso e spero solo che tu le capisca. Spero di essere chiara, spero di essere compresa ed ascoltata da te. E’ difficile trovare le parole. E’ difficile questa nostra storia. Ma mi porta giù da quel tetto, mi fa sentire sicura. Trovo in te l’unico mio spettatore possibile. L’unico mio lettore, l’unico. E ho scelto te. So che mi ascolterai.

           Ciao amore, a domani!











 

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