Il posto – traduzione

C’è questo posto. E’ nella mia vita. E’ fatto di palcoscenici e musica. Certo, la musica.
Solitamente scegliamo delle canzoni e le ascoltiamo con dei sistemi High Tech, cosicché le note arrivino ovunque.
E’ un posto fatto di costumi, i più belli di tutti. Sono rifiniti con oro e ricami colorati.
Ci sono scarpette da ballo consumate.
C’è un’ Harley Davidson parcheggiata fuori dalla porta. E’ una sportster 1200 vintage blu scuro. A volte la guido, a volte non so farlo. A volte bevo caffè.
C’è questo posto. E’ in alto. Puoi vedere tutta la città se solo riesci a raggiungere silenziosamente le scale. Le trovi dietro piccole tende rosse di velluto.

Se sali, troverai una porta e dietro quella porta c’è una stanza piena di antichi giochi di legno. Filtrano pochi raggi di sole e nella penombra ci s’incanta a guardare la polvere che danza nell’aria. Passerai attraverso la Grande Finestra e poi arriverai sul tetto. Gli aerei sembrano davvero vicini e avrai davanti ai tuoi occhi la luna più grande, brillante e bianca che vedrai mai. C’è sempre la luna piena. E gli aerei ci girano intorno, ma nessuno riesce a raggiungerla.
C’è questo posto, è reale. Mi esibisco lì ogni secondo Giovedì del mese. Anche a Natale e a Pasqua. Raccogliamo soldi per beneficenza. Dopo gli spettacoli mangiamo insieme una pizza. Il ristorante dove andiamo di solito è nel bel mezzo delle nostre immense campagne. C’è anche una piscina sporca sul retro. Io, sempre in ritardo, corro verso di loro e sento il vento dolce sul mio viso. Lo sento.
A volte, dopo pranzo, cantiamo certe canzoni italiane degli anni 70′. M. e Renato ballano insieme. Questi momenti significano tutto per me. E ondeggio, come se stessi su una nave, su grosse travi di legno ben lucidate.
C’è questo posto.
A volte è pieno di zucche.
Il pavimento scricchiola e la moquette è fatta di ricordi.
A volte il profumo dei fiori vince l’odore acre del palco in legno di noce. Abbiamo un organo dell’800′. Nessuno sa suonarlo, solo M. sa.
M. sa tutto.
Quando M. arriva, le urliamo di andarsene, ma abbiamo bisogno di lei disperatamente. Lei sa anche questo. E così rimane. Quando inizia a suonare l’organo, ci calmiamo e non abbiamo più paure.
C’è questa cosa che riguarda le paure, tornano sempre da te quando arriva la notte. Quando sei sdraiato nel tuo letto, quando inizi a pensare di aver fatto bene, loro arrivano. Ma l’organo porta il sole quando il sole è andato via. Non è una coincidenza che solo uno di noi possa suonarlo.

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