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A Crimson Dream – Cap.4 FLASHBACK (fan fiction su Crimson Peak)

CAPITOLO 4 – FRAGILE Speciale di San Valentino

 
Erano trascorsi già un paio di giorni dalla notte passata alle poste. Thomas era poco presente, trascorreva le giornate in soffitta, tra mille progetti che sperava di realizzare una volta arrivata la primavera.
Quando giungeva la sera, cenavano tutti e tre insieme senza rivolgersi la parola, dopodiché Thomas la riaccompagnava in camera e ritornava dalla sorella, ancora visibilmente scossa dalla notte che aveva passato da sola.
Edith non si oppose al volere del marito. In effetti, lei stessa si rese conto della sofferenza della donna. Spesso, capitava che Lucille interrompesse i lunghi silenzi che accompagnavano i pasti con lunghe conversazioni su qualche avo importante della famiglia, ad un certo punto s’incantava a guardare un punto fisso sul muro e non c’era modo di ridestare la sua attenzione.
In qualche modo, Edith era grata a Thomas per essere lui ad occuparsi di quella figura fragile. Fragile? Prima di quell’evento non avrebbe davvero mai usato la parola “fragilità” per riferirsi a Lucille. Eppure lo era. Lei stessa, che iniziava ad accusare una certa stanchezza, fisica e mentale, pensava di non essere tanto debole quanto l’altra donna.
Quel giorno scorreva esattamente come i precedenti, dopo aver intrecciato i capelli ed aver indossato un vestito caldo, Edith si accoccolò sulla poltrona della sua camera, tra il caminetto acceso e la finestra. Trafugò un paio di libri dalla biblioteca della casa ed iniziò a leggere avidamente. Crimson Peak era una dimora inquietante, continui scricchiolii e soffi leggeri si udivano ogni momento, ma ormai la ragazza si era abituata a quei rumori spettrali. Li trovava affascinanti, anzi! E le permisero di trovare nuova ispirazione per le sue storie. Soprattutto, amava i colori caldi e cupi delle stanze, in così netto contrasto con il bianco acceso della neve che imperava fuori dalla finestra.
Di solito, si divertiva a girovagare un poco per la casa, ma in quei giorni non volle metter piede fuori dalla camera se non per nutrirsi. In effetti, Lucille era particolarmente…ancora una volta, le venne in mente quella parola stonata, “fragile”.
Improvvise risate o intensi pianti si univano al vociare profondo della casa, conferendole un’aura, se possibile, ancora più sinistra.
Non era ancora mezzogiorno, quando sentì bussare alla porta.
“Sì?”, rispose lei timidamente, sperando che non ci fosse Lucille dall’altra parte.
Scorse immediatamente Thomas, con gli occhi rivolti verso il basso e un sorriso triste sul volto.
Allarmata, Edith posò il libro sulla poltrona e si avvicinò all’entrata della stanza, tendendo le mani verso Thomas, che le si buttò tra le braccia, sorprendendola.
Chiuse la porta e lo condusse verso la poltrona su cui era seduta lei poco prima. Si abbassò sulle ginocchia, così da poter incrociare il suo sguardo.
Lui avvicinò una mano al suo viso, accarezzandola, mentre con l’altra sosteneva la sua fronte.
“Cosa succede?”, chiese la ragazza.
“Io…io non so, non so se sto facendo la cosa giusta, sai?”. Edith esitò, cosa doveva aspettarsi? Di cosa stava parlando? Thomas era un uomo estremamente sensibile e colse subito i dubbi che le si balenarono davanti agli occhi.
“Oh”, pronunciò appena e avvicinò il suo viso, sfiorando con la bocca le labbra di Edith.
A quel contatto, seppur lieve e casto, Edith trasalì e mentre lui stava distaccandosi, lei lo rincorse e con più desiderio cercò nuovamente quell’unione.
Thomas ne fu sorpreso, fu sorpreso da molte cose. Da quel gesto spontaneo, che non pensava di poter ricevere da una donna tanto bella. Fu sorpreso dal brivido che iniziò a percorrergli la schiena e dalla pulsante eccitazione che provava mentre si stringevano più forte. E di certo non si aspettava di poter essere ancora felice, di potere godere ancora di un’emozione pura, onesta, incorrotta.
Altre donne l’avevano amato, ma non in quel modo, nessuna di loro era tanto consapevole del mostro che era. Amavano l’inganno. Ma Edith no. Di sicuro molte cose le ignorava, certo. Ma aveva una certa percezione, aveva un dubbio, un presentimento. E Thomas rimase subito colpito da quell’innata capacità che Edith aveva di leggere le persone e le situazioni. Era certo che lei non ne avesse ancora alcuna consapevolezza, ma sapeva che sarebbe sbocciata, di lì a qualche anno, in una donna meravigliosa.
Se solo non avessero deciso di ucciderla.
A quel pensiero, allontanò bruscamente Edith, che ricadde all’indietro sul pavimento freddo.
“Non c’è altro modo, Thomas! Lo sai! Non è il momento di farsi guidare dalla morale!”, le parole di Lucille risuonavano nella sua testa come una condanna. Una condanna di morte, ma non quella di Edith, quella della sua anima.
Edith, d’altro canto, non si scompose troppo e sbalordendo anche se stessa, prese la mano di Thomas e con occhi languidi gli accarezzò le ferite che gli aveva curato qualche settimana prima.
La dolcezza delle sue intenzioni commosse nuovamente Thomas. Si baciarono ancora con passione fino allo schiudersi delle labbra e al leggero tocco della lingua.
Lentamente, le sciolse i capelli e fece scivolare sul pavimento il vestito. Slacciò il corsetto e tolse la sottogonna. Edith si alzò in piedi, infreddolita, dirigendosi verso l’imponente letto e si nascose sotto le coperte. Solo a quel punto Thomas si risvegliò da quel torpore, era stato come un sogno e desiderava poter riuscire nella sua mente a ricordare quelle curve sinuose e perfette.
Nudo, la raggiunse sotto le lenzuola. L’avvicinò a sé, assaporando un gemito che la ragazza non riuscì a trattenere, per la prima volta assaporava il calore che emanava il suo corpo.
“Thomas”, sospirò appena, mentre il marito le stampava una scia di baci che dal collo si dirigevano più giù, verso luoghi inesplorati della sua femminilità. Gemette inarcando la schiena quando Thomas racchiuse tra le sue labbra i capezzoli, suggendoli con desiderio.
Ma non indugiò a lungo su quel punto così sensibile. Giunse sul monte di venere e percepì i muscoli di Edith contrarsi dall’eccitazione.
La sua lingua lambiva terre inesplorate e in Edith cresceva il desiderio di essere sua, di appartenergli ancora una volta.
“Thomas”, sospirò ancora. A quel richiamo, lui ritornò sul suo viso, premendo la sua eccitazione contro il bacino di lei.
“Ti prego”, implorò Edith, vergognandosi di se stessa per quella richiesta così esplicita.
Lui, colto quel rossore genuino sulle sue gote, non poté resistere di più e s’introdusse dentro di lei, mentre lei con più forza l’avvolgeva con le braccia.
“Edith”, sospirò con voce roca, spingendo con più amore di quanto pensava di averne dentro di sé.
Tornò a baciarle il seno mentre con vigore le afferrava il fianco.
Edith seguiva i suoi movimenti, i loro corpi combaciavano perfettamente. E più notava queste cose, più sentiva di essere a casa, una casa che non avrebbe mai scelto ma che il destino desiderava per lei.
Vedeva, in quel momento, quanto lui fosse la sua unica scelta possibile.
“Ti amo”, gli disse, guardandolo fisso negli occhi.
“Ti amo”, rispose lui dopo qualche istante, rigettandosi sulle sue labbra mentre il respiro si fece irregolare e le spinte più forti.
Edith si arpionò alle sue spalle e perse completamente il controllo di sé in preda a spasmi incontrollati.
E Thomas coprì con i suoi gemiti quelli della ragazza, ricercando le sue labbra da cui non avrebbe voluto più separarsi.

“Thomas”, erano ancora distesi in quel letto, nudi e abbracciati.
“Cos’è successo prima?”, chiese Edith alzando appena gli occhi.
“Lucille, penso che non stia bene.”
“Cosa intendi?”
“Non è molto presente. Non so, era già successo in passato ma non così. Ed io non penso di farcela, di riuscire ad occuparmi di tutto, della casa, di lei.”
“Ci sono io!”
“Lo so, ma non voglio coinvolgerti. Devo occuparmene io.”
“Cosa pensi di fare allora?”
“Finito l’inverno, vorrei portarla in Svizzera. La curarono per alcuni anni lì e sembrò migliorare un poco.”
“Per cosa la curarono?”
“Oh, non me ne intendo. Diciamo che Lucille è particolarmente…fragile.”
A quella parola, Edith sussultò e, spaventata, chiuse gli occhi per riposare e lasciò cadere la conversazione.

 

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